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TRA FIGC E PATERNO' NESSUNA CONCILIAZIONE
Doveva essere la chiave di volta del tormentone Catania
e invece anche per la vicenda Paternò non c'è, per ora, che un'altra fumata
nera. La Camera di conciliazione del Coni a cui il club siciliano di serie C era
ricorso per chiedere l'annullamento della sentenza della Corte federale (la
stessa che riguarda la società etnea) non ha potuto fare altro che scrivere un
verbale di incontro: la conciliazione tra Paternò e Figc non è avvenuta. Tutto
rinviato al 1 luglio, per un'udienza bis, ultimo tentativo di mettere d'accordo
le parti.
L'ennesimo nulla di fatto, quindi, in un giallo che vede aumentare giorno dopo
giorno i protagonisti e che inasprisce i toni, tanto che il Paternò,
rappresentato davanti al giudice conciliatore Marcello Melandri dal direttor
generale Marcello Lo Bue e dal segretario Giorgio Borbone (l'avvocato difensore
è Eduardo Chiacchio), si scaglia contro «l'arroganza della federcalcio» e si
appella all'autorità di Petrucci. Insomma chiede l'intervento della Giunta
Coni, che solo qualche giorno fa aveva rinviato ogni decisione sul Catania
proprio per vedere cosa sarebbe uscito dall'urna Paternò. Niente, e ancora una
volta tutti alla finestra a guardare.
La Figc, rappresentata dall'avvocato Mario Galavotti, ha rifiutato la
conciliazione, depositando una breve memoria, pur apprezzando il comportamento
del Paternò che, a differenza del Catania che è ricorso anche alla
magistratura ordinaria, si è mantenuto all'interno della giustizia sportiva (la
questione è legata alla posizione del giocatore del Pescara Antonaccio nella
gara del 19 aprile scorso vinta dagli abruzzesi 1-0 sul Paternò). Ma la
federcalcio, ha spiegato il legale, ritiene «che la controversia non sia
conciliabile perchè si riflette sulle posizioni di altre società». In ballo
c'è la sentenza della Corte federale «che ha stabilito principi inderogabili a
cui la Figc deve attenersi perchè costituiscono norma federale» precisa
Galavotti.
Il Paternò chiede così il rinvio, nella speranza che gli appuntamenti della
settimana (martedì assemblea di lega, mercoledì l'udienza del consiglio di
giustizia amministrativa siciliano e giovedì il consiglio federale) possano
sciogliere i nodi sulla vicenda Catania e spingere la Figc alla conciliazione
martedì prossimo. In realtà lo stesso Paternò crede poco nella risoluzione
amichevole (la mancata conciliazione il primo luglio porterebbe la vicenda
all'arbitrato). Lo dimostrano i toni accesi usati dai dirigenti siciliani al
termine della riunione. «La Figc si è mostrata arrogante e arroccata sulla
posizione di difesa ad oltranza del giudizio della Corte federale - sbotta il
segretario Borbone - Ho sentito cose allucinanti, si sono inventati un quarto
grado di giudizio che non esiste. E sono arrivati qui con atteggiamento
spocchioso: questo proprio non lo sopporto. Usciamo peggio di quando siamo
entrati». A sanare il contenzioso dovrebbe essere il Coni a cui il Paternò si
appella: «Deve intervenire Petrucci, altrimenti non se ne esce».
Martedì appuntamento a Milano con l'assemblea dei club di A e B e anche a via
Rosellini si annuncia spaccatura. Poi c'è l'atteso giudizio del Cga siciliano.
Giovedì la palla torna in Figc, dove il consiglio federale qualcosa sulla
vicenda dovrà dirla. Non sarà facile. E intanto, il Coni, sollecitato da più
fronti, dovrà fissare la data per la giunta esecutiva, che potrebbe mettere la
parola fine.